Attimis Superiore
Il più antico dei due fortilizi di Attimis: il primo documento che lo cita risale al 1106, quando Bertoldo, vescovo e figlio del principe bavarese Purcardo di Moosburg, lo dona alla nipote Matilde e al marito Corrado. È l'atto che segna l'arrivo degli Attems, famiglia di origine tedesca che da qui, per secoli, amministrerà il territorio prima sotto concessione imperiale e poi patriarcale. Il mastio ha una insolita pianta pentagonale, con l'angolo acuto rivolto verso il fossato — la stessa soluzione che ritroveremo al castello della Motta. Ricostruito parzialmente negli anni Settanta, conserva reperti come un'olla in ceramica decorata a rosa dei venti (XV secolo) e un frammento di cervelliera, parte di un elmo, oggi ai Civici Musei di Udine.
Attimis Inferiore
Il più recente, insieme a quello di Zucco: la sua costruzione risale alla seconda metà del Duecento. Non sappiamo con certezza perché Attimis avesse bisogno di due castelli — forse una divisione ereditaria fra rami della famiglia, forse un secondo punto di controllo strategico. Nel 1420 fu consegnato, insieme al castello superiore, alla Repubblica di Venezia. Oggi resta una torre parzialmente demolita entro un circuito murario allungato; visitabile solo nella stagione invernale.
Partistagno
L'unico dei nove complessi ad essere stato interamente restaurato e reso fruibile al pubblico. Il primo ambiente di culto presso il castello risale ai primi del Duecento, mentre il palatium, sviluppato su tre piani più un seminterrato, fu costruito fra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento. All'interno dell'abside della chiesa, dedicata a Sant'Osvaldo ma chiamata dagli abitanti "Madonna della Neve", si conserva un affresco con il Cristo nella mandorla e la galleria degli Apostoli. Oggi è l'unico castello del territorio che si può visitare con regolarità, anche grazie alle aperture stagionali organizzate dal museo.
Cucagna
Qui domina un'alta torre-mastio, una delle poche giunte fino a noi quasi intatta in altezza. Un documento del 1166 ne attesta la giurisdizione feudale, retta per secoli dai Cucagna, famiglia che arrivò a ricoprire la carica di camerari del Patriarca — uno degli incarichi più prestigiosi del feudalesimo friulano. Nel 1325 è documentato l'ampliamento del "pallagio il grande"; la cappella castellana, dedicata a San Giacomo, resta ben inserita nell'impianto del complesso.
Zucco
Costruito nel 1248 da Adalpretto di Cucagna a difesa del fortilizio superiore, sullo stesso colle che domina Faedis. La famiglia lo occupò fino alla divisione nei rami di Zucco e Freschi, nel 1324; abbandonato definitivamente nel Cinquecento. Accanto alle rovine sorge una chiesetta tardo-cinquecentesca dedicata alla Vergine del Rosario. Gli scavi, avviati nel 1998, hanno restituito frammenti di maiolica rinascimentale e ceramica graffita di fine Quattrocento, oggi in museo.
Soffumbergo
La storia più drammatica delle nove. Fino al Duecento, Scharfenberg — italianizzato in Soffumbergo — fu residenza estiva dei Patriarchi di Aquileia, che qui si trasferivano con l'intera corte. I suoi signori, di origine tedesca, erano stati infeudati dagli Ottoni già dall'XI secolo a difesa del Friuli. Nel 1420 i veneziani, appena conquistata la regione, lo distrussero completamente e improvvisamente, con la complicità dei cividalesi. Gli scavi degli anni Settanta, condotti senza documentazione sistematica, hanno reso difficile la lettura delle strutture; ma proprio da qui viene il pezzo più celebre del museo, il Cavaliere di Soffumbergo, insieme a un denaro d'argento del Patriarca Antonio II Panciera e a una Madonna con Bambino intagliata in osso.
Cergneu
Documentato dal 1170, quando Ulrico d'Attems lo dona al Patriarca, passò nel Duecento ai nobili di Savorgnano. Danneggiato dal terremoto del 1348, vide la costruzione della domus magna nel 1386, prima di essere abbandonato dal Cinquecento. Le ricerche condotte tra il 1999 e il 2005 e il successivo restauro lo rendono oggi agevolmente visitabile a piedi.
Zuccola
Il più antico per menzione documentaria: la famiglia che lo tenne è citata già nel 1197. Distrutto nel 1364 dalle milizie del Patriarca di Aquileia, non fu mai ricostruito, pur conoscendo un riuso in epoca veneta e persino durante la Prima guerra mondiale. Gli scavi tra il 1987 e il 1991 hanno riportato alla luce i resti di due torri e una quantità notevole di materiale, tra cui splendidi esemplari di maiolica arcaica trecentesca, oggi esposti in museo.
Motta
Il nono castello, presso Savorgnano del Torre, condivide con Attimis Superiore una caratteristica rara: la pianta pentagonale del mastio, con l'angolo acuto orientato verso il fossato. Meno indagato degli altri siti del territorio, resta uno dei tasselli ancora da studiare a fondo nel grande racconto della terra dei castelli.